La Carta della Partecipazione Pubblica come strumento operativo per l’Hub Partecipazione
Mag 20 2026

Gli interventi introduttivi

Agnese Bertello, Presidente AIP2 APS 

L’evoluzione della Carta della Partecipazione Pubblica si inserisce nel solco dei quindici anni di attività di AIP2, associazione fondata nel 2011 con l’obiettivo di promuovere la qualità della partecipazione in Italia. La necessità di aggiornare la prima stesura del 2014 nasce dai mutamenti del contesto sociale e istituzionale, con lo scopo di mettere a fuoco aspetti resi ormai decisivi per la tenuta democratica dei processi decisionali. Il documento è concepito come uno strumento operativo concreto che trascende le dichiarazioni d’intenti, come è dimostrato dalla sua recente adozione formale da parte dei Comuni di Genova e Savona. Questo risultato si lega intimamente all’impegno di AIP2 all’interno dell’Open Government Partnership (OGP) a partire dal 2016. Dopo aver collaborato alla stesura delle Linee Guida sulla consultazione pubblica nei primi Piani d’Azione, l’Associazione ha assunto un ruolo di co-responsabilità nel quinto e sesto piano, contribuendo alla co-creazione dell’Hub nazionale e all’elaborazione delle nuove Linee Guida nazionali sulla partecipazione pubblica (2024-2026).

Chiara Pignaris, referente Area di lavoro “Qualità della Partecipazione Pubblica” 

La nuova veste della Carta è l’esito di un percorso partecipativo durato quasi due anni, che ha visto il coinvolgimento diretto di un’ampia rete associativa e delle tre regioni italiane dotate di una normativa specifica sulla partecipazione: Emilia-Romagna, Puglia e Toscana. Sotto il profilo editoriale, il documento si arricchisce delle illustrazioni di Ginevra Vitelli e del progetto grafico di Elena Farnè, pensati per renderne immediata la fruizione. Dal punto di vista strutturale, l’architettura passa da dieci a dodici principi, con sei valori che orientano la qualità e sei principi che guidano l’azione, eminentemente operativi: coinvolgere, informare, facilitare, co-creare, valutare, rendere conto. Il fulcro dell’incontro è focalizzato proprio sull’incarnazione pratica di questi sei verbi d’azione all’interno delle diverse declinazioni tematiche dell’Hub Partecipazione.

L’Hub Partecipazione: strumenti, esperienze, comunità di pratiche: Stefano Rollo, Roma Capitale 

L’Hub Partecipazione si inquadra nel contesto globale lanciato nel 2011 per la promozione del governo aperto in oltre 70 nazioni, basato su un rigoroso approccio multistakeholder. Sviluppato all’interno del quinto e sesto Piano d’Azione Nazionale, l’Hub è ospitato sulla piattaforma governativa partecipa.gov.it e si fonda sul software open source Decidim, nato a Barcellona e in continua evoluzione comunitaria. Questo ecosistema mira a superare le difficoltà relazionali storiche tra Pubblica Amministrazione e società civile, offrendo un ambiente dove le comunità di pratica si aggregano attorno ad aree di lavoro specifiche, come welfare, opere pubbliche, sviluppo sostenibile, contratti di fiume. L’infrastruttura mette a disposizione moduli per mappare esperienze virtuose, strumenti operativi, glossari, toolkit generali e verticali. L’Hub opera in dialogo continuo secondo i riferimenti delle Linee Guida nazionali elaborate con il Dipartimento della Funzione Pubblica, con l’obiettivo di renderle un documento evolutivo e dinamico. La sfida strategica futura per questo strumento riguarderà l’individuazione di un modello di gestione sostenibile nel tempo.

Come attuare i principi della Carta

Coinvolgere, per l’amministrazione condivisa e il welfare di comunità. Marco Polvani, ActionAid 

L’attuazione del principio del coinvolgere impone di affrontare strutturalmente le barriere che escludono i soggetti più vulnerabili. Questa urgenza è stata affrontata sistematicamente attraverso il progetto europeo GEtCoheSive, con dodici percorsi partecipativi in sette aree pilota, tra cui Vienna, Berlino, Lubiana, Parma, Bologna e il cratere sismico laziale. Sono state incluse persone senza fissa dimora, richiedenti asilo, madri lavoratrici straniere, disoccupati e individui con disturbi neurocognitivi, chiamati a incidere su politiche di welfare, distribuzione alimentare, mobilità e accessibilità. Dal progetto è scaturito un toolkit gratuito, che formalizza alcune raccomandazioni metodologiche da non trascurare. Prima dell’avvio di un processo è vitale un’analisi intersezionale del contesto e la creazione di alleanze strategiche con i soggetti che già detengono il capitale di fiducia delle comunità marginalizzate. Durante il percorso occorre diversificare radicalmente linguaggi e formati: abbandonare le riunioni classiche in favore di passeggiate di quartiere, logiche di gaming e l’uso di supporti visivi o di respeaking per chi ha difficoltà di comprensione. La criticità sistemica maggiore risiede nella rigidità temporale dei bandi pubblici e delle procedure amministrative, i cui ritmi stringenti entrano in conflitto con i tempi lunghi necessari per curare le vulnerabilità, generando il rischio di un coinvolgimento frammentario, che produce unicamente frustrazione.

Informare, per la qualità delle opere pubbliche, Emma Amiconi, Fondaca 

Il principio dell’informare costituisce la catena alimentare della partecipazione. L’esperienza italiana del Dibattito Pubblico per le grandi opere, mutuato dal modello francese del débat public, è stata purtroppo depotenziata e ridimensionata dalle recenti riforme del Codice degli Appalti, che hanno relativizzato alcuni poteri ed eliminato la Commissione Nazionale. Per contrastare questa tendenza, l’Hub ha sistematizzato riferimenti normativi, elaborato pillole video, formative e informative, e mappato gli esperimenti in corso in Italia. L’amministrazione ha il dovere procedurale di erogare informazioni per colmare l’asimmetria cognitiva con i cittadini. I dati forniti non devono essere né troppo scarni né eccessivamente caotici, per consentire uno sforzo analitico proporzionato e accessibile. Al contempo, emerge una vitale dimensione bottom-up: la società civile non è un mero recettore, ma una formidabile produttrice di informazione autonoma. Come dimostrato dalla ricerca di Fondaca, La cittadinanza tra crisi e resilienze, acconto al mondo accademico, ben 21 organizzazioni civiche indipendenti hanno prodotto recentemente 115 report di monitoraggio sui diritti, focalizzati principalmente su ambiente, clima ed energia (32 documenti), salute (18) e giovani e formazione (11), arricchendo sostanzialmente il dibattito pubblico nazionale.

Facilitare, per i Contratti di Fiume, Massimo Bastiani, coordinatore Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume

La gestione delle risorse idriche genera fisiologicamente più conflitti che accordi; in questo panorama, il principio del facilitare diventa l’unico strumento di sintesi. Nato nel 2007 per aggregare le frammentate istanze territoriali italiane, il Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume opera deframmentando le contrapposizioni ostili, la mera ricerca di “colpevoli”, per far emergere i reali interessi comuni. Questa facilitazione imparziale garantisce che il peso decisionale di un Ministero sia perfettamente equiparato a quello di una singola associazione territoriale. Si è giunti così nel 2015 a un riconoscimento legislativo epocale: l’inserimento dell‘Articolo 68 bis nel Codice dell’Ambiente, che fissa requisiti di processo condivisi senza imposizioni verticistiche, ispirando ad oggi ben otto risoluzioni parlamentari trasversali. Seguendo i principi del Trattato di Lisbona e considerando il Dilemma di Collingridge, un processo facilitato è valido solo se viene avviato nel momento giusto, ovvero quando i margini per incidere sulle scelte tecniche sono ancora ampi e non a decisioni già prese. Un percorso partecipativo deve avere requisiti formali, un inizio, una fine, e deve culminare in decisioni concrete; la mancanza di un’attuazione tangibile degli esiti rappresenta la criticità principale, che rischia di trasformare l’impegno civico in profonda delusione.

Co-creare e Valutare, per lo sviluppo sostenibile, Roberta Cafarotti, MASE

L’integrazione strutturale dei principi co-creare e valutare è indispensabile per governare l’ambito complesso e sdrucciolevole dello sviluppo sostenibile all’interno di un Ministero. La Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile (SNSvS) si struttura in un’architettura di policy multilivello basata sulle 5 P e su tre vettori abilitanti, che producono dinamiche di sostenibilità: Cultura (educazione/formazione), Coerenza delle politiche e, come fulcro, Partecipazione. Il Forum Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile istituzionalizza questo approccio, aggregando oltre 340 aderenti. Lo Stato interviene attivamente destinando risorse specifiche tramite bandi per finanziare l’inclusione della società civile nell’intero ciclo di policy. Il culmine dell’innovazione partecipativa è rappresentato dal coinvolgimento dei giovani come estensori diretti della Youth Voluntary Review (YVR), un contributo autonomo che viene integrato nellarendicontazione formale (VNR) che l’Italia presenta alle Nazioni Unite. L’assimilazione dell’intelligenza collettiva nei meccanismi dello Stato apre prospettive istituzionali inesplorate e inaspettate, come la possibilità di alimentare l’emergente dibattito sulla “Valutazione di Impatto Generazionale” (VIG), legata all’introduzione della tutela delle future generazioni nell’articolo 9 della Costituzione.

Rendere conto, per le tecnologie digitali a supporto della partecipazione, Gianfranco Andriola, Formez 

Le tecnologie digitali costituiscono l’infrastruttura democratica necessaria per concretizzare il principio del rendere conto. La piattaforma governativa ParteciPA, promossa dal Dipartimento della Funzione Pubblica, si pone come un servizio essenziale, un vero e proprio consultificio nazionale a disposizione di tutte le amministrazioni centrali, dal MASE al Ministero dell’Università e della Ricerca. L’infrastruttura, basata sul rilascio 0.28 del software open source Decidim e riusabile tramite Developers Italia, solleva i ministeri dall’onere di dotarsi di tecnologie proprietarie. Il nodo metodologico dell’accountability si risolve nella gestione degli esiti decisionali: per superare l’inefficacia documentale, la chiusura dei percorsi abbandona l’utilizzo di allegati PDF, scarsamente scaricati e letti, per prediligere la pubblicazione diretta di agili e trasparenti pagine web (in formato HTML) dedicate agli esiti, assicurando massima navigabilità, chiarezza e accessibilità dei risultati a ogni cittadino.

Uno sguardo corale sui principi

Il paesaggio dei discorsi a cura di Fedele Congedo, l’emersione dei punti rilevanti a cura di Angela Nasso

La scrittura in tempo reale su lavagna digitale attuata durante l’incontro cattura i nuclei dei discorsi. A sinistra, le matrici colorate identificano i contributi individuali sui principi. Più in basso, le colonne vanno in fusione senza correzioni, per l’attraversamento orizzontale delle voci, che fa emergere un terzo discorso corale, visibilmente accordato. È un tessuto dialettico in cui i temi viaggiano e si rifondono l’uno nell’altro. I principi d’azione incarnati non operano mai soli, ma provocano un’unità trasversale di senso. A destra, i punti rilevanti dai discorsi.

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